Il tatuaggio e la sua storia.
Il tatuaggio e la sua storia.
Nonostante la sua moda sia esplosa soprattutto negli anni ’70, il tatuaggio ha radici antiche, che risalgono a più di 5000 anni fa….
C’è chi ne è a favore e chi ne è totalmente contrario, c’è chi decide di farsene uno piccolo e nascosto, e chi ama ricoprirsi il corpo: parliamo del tatuaggio. Quasi il 40% della popolazione ha deciso di rendere indelebile un momento particolare della propria vita, un nome caro, un simbolo propiziatorio… ed ormai non ci si stupisce più, perché l’arte dell’inchiostro su pelle è entrata a far parte della vita di tutti i giorni.
Ma quando è nata questa moda? Prima degli anni ’90 si pensava che fosse stato il Capitano inglese James Cook nel 1769 che, approdato a Tahiti, entrò per la prima volta in contatto con questo genere di pittura. Infatti il nome deriva dalla parola onomatopeica “tau-tau”, che ricordava il rumore che faceva il picchiettio del legno su un apposito ago che serviva per bucare e decorare la pelle. Da “tau-tau” nacque poi “tattow”, fino ad arrivare all’attuale “tattoo”, parola utilizzata in tutto il mondo.
Nel 1991, durante alcuni scavi archeologici effettuati sulle alpi Otzalet, presso il confine italo-austriaco, fu ritrovato un corpo congelato e relativamente ben conservato, che gli scienziati ritennero che risalisse a più di 5000 anni fa. Fino a qui niente di strano, se non fosse che questo scheletro, chiamato Otzi, aveva sul suo corpo qualcosa di strano per l’epoca, ovvero una serie di piccoli tatuaggi, ottenuti con lo sfregamento di un carbone polverizzato sulla cute incisa in modo verticale. Dopo alcune analisi più specifiche, tra cui anche i raggi-x, i ricercatori conclusero che fosse una pratica curativa, in uso per uno scopo terapeutico, per lenire soprattutto i dolori reumatici.
Qualche anno dopo, nel 1996, furono nuovamente gli archeologi a scoprire che anche nell’Antico Egitto vi era l’usanza di tatuare i corpi, e questo è tutt’ora testimoniato sia da alcune pitture funerarie risalenti a 2000 anni fa, sia ad alcune mummie femminili, sempre della stessa epoca.
Tra i popoli Celti e Romani, il tatuaggio era invece una tecnica di decorazione più che normale: i Celti la utilizzavano come segno di devozione nei confronti degli animali che adoravano, come toro, cinghiale, gatti, uccelli e pesci, mentre i Romani, inizialmente credenti nella purezza del corpo, li utilizzavano per marchiare i criminali e i condannati. Successivamente le battaglie contro i Britannici, i quali sfoggiavano i tatuaggi come simbolo di forza e ferocia, cominciarono a tatuarsi dei segni distintivi personalizzati, anche se il più utilizzato era la scritta “S.P.Q.R.”.
Nell’XI e XII secolo, nel periodo delle Crociate, i combattenti cristiani erano soliti farsi tatuare la Croce di Gerusalemme, unico simbolo che permetteva al soldato ucciso in guerra di venire riconosciuto sul campo di battaglia, per potersi assicurare una degna sepoltura secondo i riti cristiani.
Fino al 1700 in tutta Europa si persero le tracce di questi segni simbolici, mentre rimase una tradizione particolarmente viva soprattutto nelle popolazioni indigene delle isole del Centro e Sud del Pacifico, dove le ragazze tahitiane che raggiungevano la maggiore età venivano tatuate, nelle natiche, di nero, come messaggio del raggiungimento della maturità sessuale. Gli uomini, invece, si tatuavano un occhio sul palmo delle mani come guida spirituale che li avrebbe aiutati durante il passaggio nell’aldilà. Il tatuaggio più diffuso era chiamato “pe’a”, il quale era considerato come una prova di forza, perché consisteva in 5 giorni di sopportazione di dolore e coraggio, ma che veniva poi onorato con una grande festa.
La popolazione tatuata più famosa è quella Maori, in Nuova Zelanda, i cui tatuaggi personalizzati presero il nome di “moko”. I moko, ancora oggi, vengono utilizzati come simbolo identificativo per imprimere sul corpo momenti memorabili della propria vita.
La prima popolazione ad utilizzare i tatuaggi al puro e semplice scopo estetico furono i giapponesi, già nel 600 a.C., quando nacquero i famosi tatuaggi orientali ancora oggi in voga. La nascita di questi tatuaggi significava un gesto di ribellione nei confronti delle dure leggi repressive che vietavano alla popolazione più povera di portare i kimoni decorati. Così la decorazione, che andava dal collo ai piedi e che copriva tutto il corpo, fu direttamente trasferita sulla pelle, e poi nascosta sotto i vestiti. Nel 1870 il governo dichiarò questa pratica fuori legge, perché i disegni solitamente riproducevano un linguaggio in codice segreto.
Il procedimento del tatuaggio moderno nacque grazie all’americano Samuel O’Reilly, che nel 1891 brevettò la prima macchinetta elettrica, che rese la tecnica più veloce e meno dolorosa. Nei primi anni del ‘900, gli uomini tatuati dalla testa ai piedi furono assunti nei circhi americani ed esposti al pubblico come attrazione ludica. Così il tatuaggio diventò il simbolo delle minoranze etniche, destinate ai marinai o ai carcerati, considerati di un livello inferiore.
La rivalutazione di questa tecnica pittorica è avvenuta tra gli anni ’60 e ’70, diffondendosi sempre di più prima tra gli hippies poi tra i motociclisti, propagandosi gradualmente in ogni fascia sociale e di età. Oggi esistono tantissimi tipi di stili, alcuni di essi che variano in base alla moda del momento, ma i più duraturi e longevi nel tempo sono l’Old School, il New School, Realistico, Tribale, Giapponese, Biomeccanico o Lettering.
Una curiosità: si dice che i tatuaggi debbano essere dispari, ma da dove nasce questa tradizione? Furono i marinai, nella seconda metà dell’800, a dare il via a questa consuetudine, perché erano soliti farsi un tatuaggio prima della partenza, uno all’arrivo ed uno appena rientrati a casa. Avere tre tatuaggi, quindi, significava che il viaggio era andato bene e che il marinaio era tornato a casa sano e salvo.
La pelle è un sottile foglio di tessuto che avvolge il corpo. Fisiologicamente essa è un organo piuttosto semplice; dal punto di vista sociale e psicologico, invece, è un organo altamente complesso. La pelle è un confine tra il mondo esterno e quello interno, tra l’ambiente e il proprio sé.
David Le Breton