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Un artista si ispira alle nanoparticelle delle ali di farfalle, ed è subito arte

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Arte

Un artista si ispira alle nanoparticelle delle ali di farfalle, ed è subito arte

Chi l’ha detto che l’arte e la scienza non possano convivere, oltre che coesistere? Grazie a Kate Nichols dell’Università della California, questi due mondi non sono mai stati così vicini.

Combinare arte e scienza viene naturale a Kate Nichols, un’artista e ricercatrice presso il gruppo di ricerca della nanotecnologia presso l’Università di Berkeley, in California. I colori che emergono dalle sue opere non provengono dai classici pigmenti naturali solitamente utilizzati nella pittura ma dalle nanoparticelle.

Una volta laureata presso il Kenyon College, nel 2002 Nichols decise di intrapprendere un percorso di studi presso lo studio di un noto artista di San Francisco ed esperto di pittura dei quadri ad olio del XV secolo, Will Wilson. Sotto la sua guida ha imparato a creare i propri pigmenti estrapolando l’olio del lino, l’ossido di piombo e le resine. Ad un certo punto, però, la sua attenzione fu catturata dalle sfumature blu-verdi ed iridescenti di un tipo di farfalla, la Monarca Blu, conosciuta nel settore come Morpho Menelaus.

Il suo colore deriva da una struttura nanoparticellare presente nelle ali, che a seconda di come si muovono creano un colore blu più o meno intenso, creando diverse tonalità di luccichii, un po’ come accade nelle piume del pavone, nelle scaglie dei pesco o nell’involucro dello scarabeo.

Grazie alle sue abilità artistiche e creative, Nichols pensò a come realizzare delle vernici a base di nanoparticelle per realizzare i suoi quadri, così si mise in contatto con Paul Alivisatos, fisico all’Università di Berkley, chiedendogli cosa ne pensasse del suo progetto e se avrebbe potuto funzionare. Alivisatos ne fu subito colpito e la invitò a lavorare nel suo laboratorio.

Questa collaborazione si trasformò poi in un apprendistato, affiancato da dottori in ricerca e da studenti laureati, con decine e decine di ore passate a sperimentare, elaborare teorie, facendo errori e ad imparare da essi, come dichiara la stessa Nichols, talvolta anche ripetendo un esperimento più e più volte.

Dopo un anno di lavoro e sacrifici, procedette così: inserì in tubi di vetro diverse soluzioni liquide che comprendevano delle nanoparticelle in sospensione in un liquido, poi diede fuoco alle estremità dei tubi, sigillando le particelle nel vuoto, ed aspettò di vedere cosa sarebbe successo. In un primo momento, le nanoparticelle d’argento apparvero turchesi, e gli spigoli delle particelle si arrotondarono, trasformandosi da triangoli a dischi. Il risultato fu che il colore blu si depositò sul fondo della provetta.

I lavori artistici della Nichols furono esposti al Leonardo Museum in Salt Lake City, e recentemente sta lavorando ad un gruppo di piccole sculture chiamate “Figments”, ovvero “prodotti di fantasia”, che consistono in piccoli triangoli di vetro rivestiti da una vernice formata di nanoparticelle, uniti insieme da una cerniera, i cui colori si schiariscono o scuriscono a seconda del raggio di visione, della distanza e del punto di vista.

L’arte non riproduce ciò che è visibile, ma rende visibile ciò che non sempre lo è.

Paul Klee

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